Riflessioni

XXIII Domenica Tempo Ordinario – 5 Settembre 2021

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa 
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.
La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.
 
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.
 
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.
 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Giacomo apostolo 
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro. Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui, comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo, che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
Parola di Dio.
 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia. Gesù annunciava il vangelo del Regno e guariva ogni sorta di infermità nel popolo. Alleluia.

Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.
 

RIFLESSIONE

Vangelo 

La guarigione del sordomuto.                    

“Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano”.

Gesù pone le dita nelle orecchie del sordomuto e gli toccala lingua con la saliva; poi emette un sospiro e pronuncia: «Effatà», cioè: «Apriti!».  Non è stregoneria ma gesto divino.

E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

Riflettiamo.

Sordo-muto. Vive un totale isolamento.

Il sordomuto è simbolo della nostra condizione umana.

L’uomo della metropoli soffre l’incomunicabilità e la solitudine.

Oggi, in un  tempo in cui si viaggia molto per lavoro o vacanze, s’incontrano numerose persone, si “chattasu Internet, si instaurano sempre più rapporti spersonalizzati e “virtuali”.

Aerei, treni veloci, cellulari, posta elettronica, twitter, whatsapp, facebook e altri social network annullano le distanze e dovrebbero facilitare la comunicazione, ma purtroppo la tecnologia avanzata rischia di isolarci di più. Ognuno è rinchiuso nel suo mondo.

Si comunica sempre di meno; nel rapporto di coppia, con i figli; coi colleghi di lavoro. Si è incapaci di comunicare.

Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, 1921.

Il dramma più famoso di Pirandello. Il tema centrale è l’incomunicabilità. I sei Personaggi sono incapaci di parlare tra loro, di raccontare la propria storia. Questi Personaggi sono destinati a vivere da soli i propri drammi personali, con nessuno che possa farsene carico.

Uno dei protagonisti, il Padre, rivolto alla Madre e alla Figliastra, dice:

“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose!
E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”

Dramma dell’incomprensione; dell’impossibilità di comunicare. Una delle caratteristiche dell’arte di Pirandello.

L’uomo è condannato ad una solitudine senza rimedio.

Attenti

Si è soli in mezzo a migliaia di persone, se ogni presenza è ripiegata su se stessa.

Ci si può sentire soli vivendo in compagnia di sessanta milioni di persone.

È quanto sta accadendo agli italiani: una solitudine di massa, un sentimento collettivo d’esclusione, di lontananza rispetto alle vite degli altri, come se ciascuno fosse un’isola, una boa che galleggia in mare aperto.

Otto milioni e mezzo di italiani vivono soli. E molti di più si sentono senza amici. La solitudine si diffonde tra gli adolescenti. Diventa una prigione per gli anziani. 

Quest’uomo è ultimamente infelice; incapace di costruire rapporti significativi e duraturi;

incapace di amare oltre lo spazio di un’emozione o di un complice interesse.

N. B.

Cristo libera dall’isolamento, dall’incapacità di comunicare …

… attraverso l’umanità di coloro che gli danno testimonianza.

Ci strappa dall’indifferenza che non ti fa vedere il fratello che soffre e ti dà il coraggio di annunciare un mondo nuovo, fatto di giustizia e di verità.

Dipinto:

Pablo Picasso, I due saltimbanchi (Arlecchino e la compagna); 1901

i due protagonisti in maschera hanno gli sguardi persi nel vuoto e rivolti in direzioni opposte; solitudine e incomunicabilità sono resi attraverso il disegno semplificato, i toni freddi e l’atmosfera triste e malinconica.

In un’atmosfera di grande solitudine, Arlecchino e la compagna non si parlano.

Picasso dipinge un’umanità resa muta e negata nelle sue caratteristiche essenziali.

L’incontro con Cristo ci riconsegna al colloquio della vita.

Ci rende capaci di entrare in relazione con gli altri e con Dio.

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