Riflessioni

XIII Domenica Tempo Ordinario – 27 Giugno 2021

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura

Dal libro della Sapienza 
Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano; le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte,
né il regno dei morti è sulla terra.
La giustizia infatti è immortale.
Sì, Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

R. Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa. R.
 
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia. R.
 
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre. R.

Seconda Lettura

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

 Fratelli, come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza,

come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».
Parola di Dio

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia. Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo. Alleluia.

Vangelo

 
Dal Vangelo secondo Marco 
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Parola del Signore

RIFLESSIONE

Vangelo

La resurrezione della figlia di Giàiro.

Giàiro, capo della sinagoga, chiede a Gesù: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Il Maestro lo segue.

Giunto nella casa, Gesù caccia tutti fuori; poi prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla dodicenne si alzò e camminava.

Riflettiamo

Gesù sprigiona una forza capace di donare la vita. E’ capace di ridare la speranza della vita a chi l’ha persa; agli uomini che vivono come morti; ai giovani dalla vita spenta, scoraggiati. perché non vedono un futuro, non trovano un posto di lavoro …

Attenti.                                                                                                                                                           

Le esperienze negative sono come una montagna di sassi che si accumulano sul cuore dell’uomo e soffocano il desiderio di vivere.

La realtà è come un campo da gioco. Tu vorresti giocare su un bel manto erboso, e invece a volte sembra pieno di sassi. La realtà è deludente. Piena di sconfitte e di amarezze. 

Pensiamo ai papà che non hanno un lavoro e non sanno come portare un soldo a casa; pensiamo a chi vive una lacerazione affettiva; a chi combatte con una malattia terribile

I colpi e gli insulti che subiamo sembrano strozzare la voglia di vivere. Eppure naturalmente il cuore è desiderio di vita.

Oriana Fallaci (+ 2006) scrittrice, giornalista e attivista italiana. Sempre presente dove batteva il polso della storia. Fu la prima donna in Italia ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. All’attività di reporter hanno fatto seguito le interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti.  Ha venduto venti milioni di libri in tutto il mondo. Si dichiarò sempre atea; negli ultimi anni della sua vita si riavvicinò alla Chiesa cattolica, tramite l’amicizia personale col papa Benedetto XVI, per il quale nutriva grande ammirazione.

Dopo anni di silenzio si dedicò a combattere la sua spietata guerra personale contro il cancro. Fu suo desiderio morire nella città in cui era nata, Firenze.

«Amo troppo la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere il regalo dei regali.  Anche se si tratta di un regalo difficile. A volte doloroso»  (Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse, 2005. È l’ultimo libro pubblicato prima della morte).

In lei c’era insopprimibile il desiderio di vita.

N. B.

C’è nell’uomo un’ansia insopprimibile di vita.

Cristo è la grande Presenza che risponde alla nostra attesa di vita e ci raggiunge attraverso quei    volti con cui abbraccia la nostra esistenza.

Dipinto:                   

Henri Matisse, Modelli di vetro per Notte di Natale per la Cappella del Rosario a Vence, 1952.

Francese, uno dei maggiori artisti del XX secolo. E’ il maestro capace di inseguire il filo della bellezza in un secolo che l’aveva smarrito.

Usava il colore puro in modo violento e provocatorio, dando all’opera una forte carica espressiva.

Matisse, alla fine della sua vita, ormai anziano e malato, dipinse per la cappella del Rosario di Vence il suo ultimo capolavoro.
Ricoverato nel 1942 nell’ospedale di Nizza, Matisse reduce da una pesante operazione chirurgica, si trovava nella necessità di un’assistenza notturna; gli viene mandata la giovane Monique Bourgeois alla sua primissima esperienza infermieristica.  Monique aveva talento artistico a giudicare dal quaderno di disegni mostrati dopo molto tempo all’artista, che li trovò eccellenti, e doveva essere molto bella, dal momento che Matisse la ritrasse più volte, col permesso della madre. Due anni dopo il loro primo incontro, l’infermiera entra nel convento domenicano di Vence. Per Matisse è un duro colpo: altri erano i suoi progetti per Monique; voleva farne una grande artista.
Solo per un’altra coincidenza le loro strade si incrociarono di nuovo pochi anni dopo. Lei, che nel frattempo era diventata suor Jacques-Marie, si rifece viva per mostrare a Matisse il progetto di decorazione della cappella del suo convento. Matisse, ormai vecchio e quasi paralizzato, prese in mano il cantiere.

L’idea geniale di questa piccola chiesa si basa sul gioco della luce esterna che attraversa le vetrate policrome. Una concentrazione della luce che diviene fulgore

Vetrate, pianete, pissidi: fece tutto lui. E pensare che in quegli anni era ormai immobile, e non poteva più usare nemmeno le mani. Allora disegnava su fogli colorati, rossi, azzurri, servendosi di un gran bastone, e poi, sempre con un bastone, li tagliava e li incollava.
Matisse disse: “L’opera ha richiesto quattro anni di un lavoro esclusivo e assiduo, essa è il risultato di tutta la mia vita attiva. Io la considero nonostante tutte le sue imperfezioni come il mio capolavoro”.


Le sua arte testimonia la fiducia nella positività della vita; nonostante sia passato tra gli orrori di due guerre mondiali. La sua arte è un grido di vita.

Cristo risponde al desiderio di vita piena che sta nel cuore di ogni uomo.

SEZIONE FANCIULLI

ALLELUIA, CANTO PER CRISTO

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