Riflessioni

XXIX Domenica Tempo Ordinario – 18 Ottobre 2020

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

RIFLESSIONE

Nella risposta di Gesù è chiaro cosa appartiene a Cesare. La moneta porta l’immagine dell’imperatore e quindi a lui va restituita. Coloro che vivono con il denaro, con i traffici, con gli affari permessi dall’impero romano, usando la moneta romana e traendone vantaggio, accettano la sovranità di Cesare.

Pagare il tributo all’imperatore non è mancare di fedeltà a Dio.

Anzi nelle moderne democrazie l’evasione fiscale è un grave reato; toglie allo stato la possibilità di offrire servizi ai più poveri.

Ma nella risposta di Gesù, l’accento cade sulla seconda parte: “cosa appartiene a  Dio”.

L’uomo reca impressa l’immagine di Dio e appartiene a Dio.

L’uomo non appartiene a Cesare; non è nelle mani del potere politico.

Lo stato non può pretendere un potere senza limiti.

C. Péguy, Il Mistero della carità di Giovanna d’Arco, 1910

Peguy veniva da un ambiente cattolico, popolare; ad un certo momento ha rinunciato alla fede prendendo parte al partito anticlericale in Francia. Poi si è sposato civilmente con una donna atea, non ha fatto battezzare i suoi figli e ad un certo momento, durante una malattia, si è riscoperto cattolico.

Dimenticato per lungo tempo, con il martellìo cadenzato dei suoi grandi versi, dice cose profonde e semplici … Nessuno in quegli anni ha scritto parole così cristiane come Péguy.  Leggiamo un brano …                     

Era stato un buon operaio.
Un buon carpentiere.
Come era stato un buon figlio.
Un buon figlio per sua madre Maria.
Un bambino molto buono.
Un buon figlio per suo padre Giuseppe.
Per il suo padre putativo Giuseppe.


I cittadini trovavano che era un buon cittadino.
Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.
Fino al giorno in cui s’era rivelato come un altro cittadino.
Come il fondatore, come il cittadino di un’altra città.

Le autorità trovavano che era un uomo d’ordine.
Un giovane posato.
Un giovane tranquillo.
Un giovane ordinato.
Comodo da governare.
E che dava a Cesare ciò che è di Cesare.
Fino al giorno in cui aveva cominciato il disordine.
Introdotto il disordine.
Il più grande disordine che ci sia stato nel mondo.
Il più grande ordine che ci sia stato nel mondo.
Il solo ordine.
Che ci sia mai stato nel mondo.

Fino al giorno in cui si rivelò

Il Padrone del mondo.
Il solo Padrone del mondo.
E in cui apparve a tutti.
In cui gli eguali videro bene.
Che egli non aveva nessun eguale.
Allora il mondo cominciò a trovare che egli era troppo grande.
E a dargli noie.

E fino al giorno in cui incominciò
a rendere a Dio quello che è di Dio.

 (C. Péguy)

Peguy ha cantato l’irriducibilità dell’uomo ad ogni potere di questo mondo
.

Attenti.

L’uomo è più grande di qualsiasi potere umano, statale, economico o finanziario.

Lo stato non può impormi scelte morali né sostituire la mia coscienza.

Dipinti.

Tiziano Vecellio

(Pieve di Cadore, circa 1490 – Venezia, 27 agosto 1576) è stato un celebre pittore italiano.

Il tributo, 1516;   

Giorgio Vasari, storico dell’arte, scrisse: “dipinse Tiziano una testa di Cristo maravigliosa e stupenda, a cui un villano ebreo mostra la moneta di Cesare”.

I primi cristiani sono entrati in un mondo, l’Impero Romano, in cui tutte le religioni erano tranquillamente ammesse. Una sola condizione era imposta a tutti: la devozione all’Imperatore.

Una condizione che i cristiani non potevano accettare. Il tributo lo pagavano; ma la sottomissione all’Imperatore-Dio non l’accettavano. I cristiani erano i soli condannati perché la loro fede in Dio poneva un limite al potere umano; ma Cesare non poteva ammettere un limite al suo potere. Un potere che si ritiene assoluto non può tollerare questo. Di qui le persecuzioni.

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